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SOCCORSO ALPINO – Stazione di Verona

Intervista al Capostazione Roberto Morandi

di Gabriella Cecchini

Giovedì 7 maggio 2020, in pieno “lock down”, si è svolta la prima videoconferenza organizzata dal G.A.M. tenuta da Roberto Morandi, capo della stazione veronese del C.N.S.A.S. (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico) e beneamato amico del nostro gruppo da ben sei edizioni di Camminalonga. L’argomento non poteva che essere la sicurezza in montagna, anche se è stata più una chiacchierata in cui abbiamo condiviso tante cose, anche ansie e stati emotivi scaturiti dall’eccezionalità dei giorni vissuti.

Il momento “storico” era l’inizio della Fase 2, la cui novità più importante per gli appassionati di montagna era la possibilità di svolgere attività all’aperto fuori dal proprio comune di residenza, mentre rimaneva in vigore il divieto di assembramento e quindi di attività di gruppi come il nostro.

Roberto ci ha spiegato che in questa fase gli operatori del C.N.S.A.S. devono effettuare il soccorso adottando tutte le misure anti Covid (igienizzazione attrezzature, utilizzo di protezioni, ecc.)  a scapito della tempestività.

Per questo motivo ha raccomandato di tenere un comportamento ancora più prudente e responsabile in montagna e di programmare escursioni alla propria portata, utilizzando attrezzature idonee, in modo da ricorrere il meno possibile alla “macchina” del soccorso in tempi di pandemia.

Poi si è affrontato il tema distanziamento sociale, sia quando si fa dell’attività fisica sia negli altri ambiti. Fra le limitazioni della libertà a cui dobbiamo sottostare è forse quella che più ci crea sofferenza.

Si è anche parlato della ripresa dell’attività fisica dopo un periodo più o meno lungo di inattività: esagerare non fa bene al fisico, quindi meglio non farsi prendere dalla foga, ma programmare escursioni alla propria portata, portando sempre con sé cibo, bevande e vestiario necessari.

E’ stata una serata molto bella sia perché era la prima volta che ci incontravamo in videoconferenza come gruppo, sia per l’ampia partecipazione e interazione, complice sicuramente anche Roberto che è sempre molto chiaro e piacevole da ascoltare.

Da questa serata mi è scaturita la curiosità di approfondire la mia conoscenza sulla stazione scaligera del C.N.S.A.S. e quindi ho contattato Roberto e da una piacevola chiaccherata ho tratto informazioni per scrivere questo articolo da condividere con voi tramite il nostro sito.

CENNI STORICI SULLA SEZIONE VERONESE DEL C.N.S.A.S.

Nel 1954 il CAI (Sez. Nazionale) istituisce il CSA (Corpo di Soccorso Alpino) che raccoglie in un’unica organizzazione tutte le strutture esistenti.
Nel 1968 il Soccorso Speleologico entra a far parte del Soccorso Alpino.
La Sezione veronese fa la sua comparsa alla fine degli anni Sessanta, con pochi mezzi e tanta buona volontà grazie soprattutto all’opera di Gabriele Lazzarini.
Nel 1971, forte di molti volontari e con pochi mezzi, il gruppo viene riconosciuto ed ufficializzato come facente parte dell’undicesima delegazione Prealpi Venete.
Con gli anni piano piano riescono a sopperire alle lacune tecniche e logistiche anche grazie agli aiuti delle banche del territorio: dalla prime radio rudimentali e da jeep dell’esercito si è passati ad avere mezzi più efficaci e moderni.

OGGI

Oggi il soccorso alpino conta 23 volontari che offrono un servizio di reperibilità 24 ore su 24 ogni giorno dell’anno, fra mille difficoltà: i materiali con il tempo si usurano e i contributi regionali sono pochi.

Roberto Morandi, già al terzo mandato da Capostazione (dal 2012) e all’attivo nove anni da vice, ci spiega che ad oggi (16/11/2020 n.d.r.) hanno effettuato 74 interventi dall’inizio dell’anno nonostante i due mesi di quasi inattività a causa del “lock down”. Siamo già oltre il totale del 2019 e l’anno non è finito.

ANCORA SENZA SEDE

Il Soccorso Alpino di Verona è tuttora senza una vera base nonostante le promesse da parte delle istituzioni. Attualmente sono ospiti in una struttura messa a disposizione da un privato cittadino in via provvisoria.

Considerato che effettuano un servizio di pubblica utilità, che richiede competenze specifiche che altri corpi come carabinieri, polizia o vigili del fuoco non hanno e considerato pure che il territorio veronese è in buona parte montano, è sconcertante e avvilente il disinteresse da parte delle autorità verso il loro operato. Lavorano anche a stretto contatto con la sanità regionale: un tecnico specializzato è tutti i giorni impegnato a bordo dell’elisoccorso.

UNA FAMIGLIA

Parlando con Morandi l’aspetto che emerge e che colpisce di più dell’associazione è il legame profondo che si crea fra i volontari: operando a stretto contatto in situazione di emergenza e sempre in sinergia gli uni con gli altri, fra loro si instaura un rapporto talmente forte e totalizzante da poter essere definito “Famiglia”.

Ecco cosa non riescono a fare gli operatori del soccorso alpino rispetto agli operatori di altre associazioni: tenere distinto l’ambito ‘famiglia’ dall’ambito ‘volontariato’, così diventa tutto un unico grande Ambito. E se qualcuno vuole entrare a far parte del gruppo la prima cosa che gli viene chiesta è di parlare e condividere la decisione con i familiari e conviventi, perché si tratta di un coinvolgimento a 360°, che richiede la comprensione e la pazienza di chi è a casa.
Un grazie da parte nostra per tutto ciò che fanno e l’amore che ci mettono.
E un appello a chi legge: aiutiamo il Soccorso Alpino di Verona!
Loro fanno così tanto per noi!

Autore: Gabriella Cecchini

Data: 17 Novembre 2020

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